Il tema dei prezzi e della redditività rappresenta oggi uno dei nodi più delicati per il settore dell’olio extravergine di oliva. Negli ultimi anni i listini hanno registrato oscillazioni significative, spesso spinte da fattori esterni come la riduzione
delle rese, l’aumento dei costi energetici e le tensioni sui mercati internazionali. Tuttavia, prezzi più alti non si traducono automaticamente in margini migliori per i produttori, che devono affrontare un incremento generalizzato dei costi di produzione,
dalla gestione dell’oliveto alla trasformazione in frantoio fino alla logistica.
Questa volatilità rende complessa la pianificazione aziendale e impone alle imprese di ripensare modelli di business e strategie commerciali. La sfida principale è spostare l’attenzione dal semplice prezzo alla creazione di valore, valorizzando qualità,
origine e differenziazione del prodotto. In questo contesto, il posizionamento di fascia medio-alta e la costruzione di marchi forti diventano leve fondamentali per uscire dalla logica della commodity.
Parallelamente, la distribuzione organizzata continua a esercitare una forte pressione sui prezzi, alimentando una competizione che spesso penalizza le aziende agricole e i piccoli frantoi. Per questo cresce l’interesse verso nuovi canali di vendita,
come l’e-commerce diretto, le filiere corte e le reti di impresa, strumenti capaci di restituire maggiore controllo sul prezzo finale e sul rapporto con il consumatore.
Il futuro della redditività dell’EVO dipenderà dunque dalla capacità della filiera di evolvere verso modelli più equilibrati e sostenibili, in cui il prezzo non sia solo una variabile di mercato ma il riflesso reale della qualità, del territorio e del
lavoro che ogni bottiglia racchiude.